Articolo 33 del Codice di Deontologia Forense

“ Nel caso di sostituzione di un collega nel corso di un giudizio, per revoca dell’incarico o rinuncia, il nuovo legale dovrà rendere nota la propria nomina al collega sostituito, adoperandosi, senza pregiudizio per l’attività difensiva, perché siano soddisfatte le legittime richieste per le prestazioni svolte. Ι. L’avvocato sostituito deve adoperarsi affinché la successione nel mandato avvenga senza danni per l’assistito, fornendo al nuovo difensore tutti gli elementi per facilitargli la prosecuzione della difesa ”.

Cerchiamo di approfondire il profilo dell’art. 33 della Deontologia forense.

Per farlo occorre evidenziare preliminarmente i principi espressamente previsti dall’art. 29 C.d.F. circa gli obblighi di astensione da apprezzamenti negativi sull’attività professionale di un collega a cui gli avvocati tutti devono attenersi, benché tale astensione non riguarda espressioni di giudizio sullo stato di una causa condotta da altro collega, mentre nel caso afferente, alla nostra analisi, la sostituzione vi sono problematiche connesse da risolvere, per assicurare l’effettività della difesa e il rispetto degli obblighi di colleganza:

In sintesi si tratta del:

– contatto tra i due avvocati;

– pagamento delle spese del primo legale;

– disponibilità del fascicolo e in generale degli atti di causa;

– la continuazione dell’attività difensiva.

Focalizzati tali rilievi, l’applicazione del suddetto articolo prevede che il nuovo avvocato informi il precedente legale dell’avvenuta sostituzione (anche per evitare malintesi sulla revoca o rinuncia all’incarico e spiacevoli contrasti), e quest’ultimo ove necessario esprimi a verbale la propria rinuncia al mandato.

Il nuovo avvocato dovrà anche lealmente adoperarsi perché siano pagate al precedente collega le prestazioni svolte, ma il pagamento delle spese non potrà essere imposto, né potrà essere richiesto come condizione per la messa a disposizione del fascicolo e degli atti di causa.

Altro profilo è se possa sorgere il problema se l’obbligo di informativa competa anche nel caso in cui una prima fase del giudizio sia conclusa e il nuovo legale sia incaricato, ad esempio, della impugnazione nel successivo grado del giudizio.

In effetti, se il cliente abbia già revocato il mandato e ritirato il fascicolo di causa e soddisfatto le richieste del collega, e il nuovo difensore disponga di ogni elemento utile, e non abbia necessità di chiarimenti per la migliore impostazione della difesa, potrebbe essere anche giustificata la mancata comunicazione al collega sostituito, da intendere anche come manifestazione di riguardo nei suoi confronti.

Nella normalità dei casi, tuttavia, sembrerebbe opportuno raccomandare che il precedente legale sia informato, evitandosi in tal modo possibili disguidi.

Bisogna poi specificare il significato da rendere alla parola “adoperarsi”. E’ un termine volutamente generico, che non implica certamente un obbligo di pagamento, né l’obbligo di subordinare l’accettazione dell’incarico all’avvenuto pagamento, o di promuovere la liquidazione della nota da parte del consiglio dell’ordine, o di diffidare la parte assistita al pagamento. E’ sufficiente l’invito fatto alla parte, in buona fede e responsabilità, perché sia provveduto al pagamento, nei limiti del possibile: e spetta comunque poi all’interessato, in caso di mancato pagamento, di agire nei confronti della parte per il soddisfacimento delle proprie prestazioni.

Discende da principi in tema di riservatezza che l’avvocato che subentra ad altro collega non possa utilizzare la corrispondenza del primo salvo esplicita autorizzazione o richiesta al consiglio dell’ordine, nel caso di obiettive necessità di difesa.

Si noti, infine, che l’articolo in esame prevede la sostituzione di un collega “nel corso del giudizio”: gli stessi principi dovrebbero valere anche nel caso in cui un collega subentri in una attività stragiudiziale, essendo evidentemente identica la ratio della regolamentazione prevista.

In ultimo da rilevare anche gli obblighi imposti a carico del collega sostituito.

E’ previsto espressamente che l’avvocato sostituito debba adoperarsi affinchè la successione nel mandato avvenga senza danni per l’assistito, fornendo al nuovo difensore tutti gli elementi per facilitargli la prosecuzione della difesa.

Il legale sostituito dovrà, quindi, a semplice richiesta (e indipendentemente dal fatto che gli siano state pagate le spettanze dovute), mettere a disposizione del nuovo patrono il fascicolo di causa e in genere tutti gli atti e i documenti del procedimento, con l’intesa che l’intera documentazione presso l’ordine professionale, ove questi sia richiesto per la liquidazione della parcella.

Ove l’avvocato sostituito non si attenga a questo comportamento, potrà essere invitato a depositare direttamente presso il consiglio dell’ordine tutto il fascicolo processuale (e ove ciò non avvenga, dovrà essere aperto un procedimento disciplinare).

 

avv. Marco Ardiri

17.09.2018

 

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