Il tempo infinito nel recupero delle spese del giudizio nei confronti della P.A.

Per coloro che hanno svolto una attività per il recupero delle spese di giudizio liquidate nel provvedimento giudiziale favorevole alla parte difesa, le normative di modifica sono state accolte davvero con molto favore.

Oggi, con recenti interventi normativi, infatti, è stato mutato l’art. 9 co. 1 lett. gg) del D.Lgs. n. 156/2015 che ha riscritto l’art. 69 del D.Lgs. n. 546/1992, prevedendo espressamente che, con effetto dal 1° giugno 2016, “le sentenze di condanna al pagamento di somme a favore del contribuente […] sono immediatamente esecutive. Tuttavia il pagamento di somme dell’importo superiore a diecimila euro, diverse dalle spese di lite, può essere subordinato dal giudice, anche tenuto conto delle condizioni di solvibilità dell’istante, alla prestazione di idonea garanzia”.

La provvisoria esecutività delle sentenze tributarie favorevoli al contribuente poteva essere ricavata in via interpretativa, nel regime antecedente le modifiche introdotte dal D.Lgs. n. 156/2015, per effetto del rinvio alle norme del codice di rito – artt. 282337 e 373 c.p.c. – operato dall’art. 1 co. 2 D.Lgs. n. 546/1992.

In realtà l’art. 69, nella formulazione ante riforma, veniva interpretato attribuendo alla sentenza tributaria effetti differenti in relazione al soggetto soccombente, secondo una vera inspiegabile dicotomia che conduceva ad attribuire efficacia esecutiva alle sole pronunce favorevoli all’Amministrazione finanziaria.

Al contribuente risultato vittorioso non restava quindi che attendere il passaggio in giudicato della decisione favorevole ovvero richiedere il rimborso di quanto versato in via provvisoria in pendenza di giudizio a norma dell’art. 68 D.Lgs. n. 546/1992.

Sennonché, il termine di 90 giorni per il rimborso d’ufficio di tali importi, secondo un discutibile orientamento dell’Agenzia delle Entrate, è stato costantemente interpretato come di natura meramente ordinatoria.

Ne conseguiva, che il contribuente, pur risultando vittorioso in giudizio, dopo l’inevitabile trascorrere dei tempi giudiziari, avrebbe potuto agire per ottenere l’esecuzione soltanto dopo il passaggio in giudicato della decisione.

Un sistema normativo sfavorevole alla difesa ed alle ragioni del contribuente che è stato finalmente modificato.

Concludendo sul punto, e per dirimere dubbi circa l’esecutività delle sentenze emesse dalle Commissioni Tributarie, chiariamo che le sentenze di condanna al pagamento di somme versate indebitamente e quelle emesse su ricorso avverso gli atti relativi alle operazioni catastali di cui all’art. 2, comma 2, sono immediatamente esecutive.

La restituzione deve essere eseguita entro novanta giorni dalla notificazione della sentenza ovvero dalla presentazione della garanzia. Quest’ultima, disciplinata dal regolamento di attuazione del comma 2, dell’art. 69 del D.lgs. n° 546/92, introdotto con il decreto ministeriale n° 22 del 06/02/2017 ed entrato in vigore il 28/03/2017, può essere disposta dal giudice in caso di pagamento di somme di importo superiore a diecimila euro, diverse dalle spese di lite, anche in considerazione delle condizioni di solvibilità dell’istante.

I costi della garanzia, anticipati dal contribuente, sono a carico della parte soccombente all’esito definitivo del giudizio. L’inosservanza di quanto sopra legittima il contribuente, ai sensi dell’art. 70 del D.lgs. n° 546/92, ad esperire il rimedio dell’ottemperanza dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale oppure, se il giudizio è pendente nei gradi successivi, dinanzi  alla Commissione Tributaria Regionale.

 

14.09.2018

avv. Marco Ardiri

 

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